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Le poesie di Zia Dadda

Caro
vecchio amico
Un
bel giorno andando in cerca di qualcosa di speciale
me
ne andai sulla soffitta a sfogliar qualche giornale,
non
cercavo una notizia, né sapevo cosa fare,
c’era
in me una vocina che diceva “vai a cercare”.
Fu
così che l’occhio posi su un ripiano impolverato
pien
di libri vecchi e gialli tra cui uno un po’ strappato.
Proprio
allor all’improvviso udii un mesto e gran vocione:
ebbi
un salto di paura e rovesciai tutto un cartone.
Carillons
all’impazzata, pupazzetti e macchinine
saltar
fuori come gatti insieme a tante bamboline.
“Finalmente
mi hai trovato vecchio amico un po’ burlone?
Non
sapevo come uscire in mezzo a questa confusione!
Scusa
se ti ho spaventato, non volevo esser scortese,
se
sei vecchio come me certo non hai più pretese”.
Pian
pianino mi rialzai per trovare in me il coraggio
di
capire di chi fosse quella voce da gran saggio.
Era
lì in mezzo ai libri, il mio cuor me lo diceva,
tra
le mani allor lo presi e sembrava che piangeva.
“Come
stai mio vecchio amico? Quanto tempo è ormai passato…
Par
che piangi, caro libro, che sarà mai capitato?”
“Come
faccio a non star male, oggi ormai non servo a niente,
non
mi legge più nessuno, un fastidio per la gente.
Quanti
bimbi prima armavo di sapienza e di intelletto
ogni
cosa che cercavan io l’avevo, presto e detto.
“Hai
ragione” – replicai con profonda nostalgia
ed
assorto mi appoggiai a una vecchia scrivania…
storia,
scienze o geografia, geometria e religione
di
ogni cosa tu sapevi darmi più che una lezione.
Vecchio
e povero mio amico, non crucciarti più così,
sai
perché questo succede? È un pò colpa del PC.
Ma
ho deciso per un giorno di tornare a farti onore
e
ai miei bimbi voglio ora ricordarti con amore.
Sarò
ancora il tuo burlone ….. Rossi Mario
caro
e sempre caro, vecchio mio sussidiario.
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